Nel precedente articolo ti ho fatto scoprire come la domanda sia il ponte che ci traghetta fuori dall’automatismo, ci conduce a scoprire chi siamo nel profondo. La scoperta, per me e per le persone che ho aiutato fin’ora, è un momento straordinario, un’autentica illuminazione (quella che ti fa esclamare Ah-ah!…) in cui finalmente vediamo le nostre risorse, i nostri bisogni e una nuova mappa di possibilità.
Ma cosa succede subito dopo la scoperta? Se l’insight (l’intuizione), non viene tradotto in pratica, rischia di restare una bellissima teoria astratta. È qui che arriviamo all’ultimo passo del percorso, forse il più cruciale: l’Evoluzione, l’atto concreto di attraversare per intero quel ponte e iniziare a vivere nella propria nuova versione.
L'evoluzione non è una magia

L’Evoluzione, nel mio metodo, non è un cambiamento improvviso o magico. È il ponte fra il momento in cui qualcosa, nella tua vita, ti chiede di fermarti (non puoi più andare avanti così) e il momento in cui, dopo aver imparato ad ascoltarti e a farti le domande giuste, sai dove potresti arrivare. Mantenendo la mia visione ingegneristica, puoi leggerla come una ricalibrazione a tutti gli effetti del tuo sistema umano: prendere l’intuizione nata durante la scoperta e/o l’ascolto e usarla per riprogrammare i tuoi parametri.
Si parte quasi sempre da lì, dai confini: imparare a dire i giusti “no” per proteggere i tuoi spazi. È il passaggio più ostico di tutta l’evoluzione, ma è anche quello che scioglie il 90% (o quasi) del sovraccarico emotivo e di responsabilità con cui convivi ogni giorno. Da questo primo movimento ne nasce quasi in automatico un secondo, quello delle energie: smetti di disperderle nella reattività cieca e cominci a incanalarle in risposte consapevoli, semplicemente perché hai smesso di occuparti di tutto e di tutti oltre ai tuoi confini. E infine, come naturale conseguenza, cambia il modo in cui abiti le relazioni: non agisci più secondo vecchi copioni, ma da una consapevolezza nuova, quella per cui anche l’altro può cavarsela benissimo senza che tu ti faccia carico delle “sue faccende”.
La messa a terra consapevole

In ingegneria, la messa a terra è ciò che dà stabilità e sicurezza a un sistema elettrico: un cavo che protegge dai guasti, indirizza altrove la corrente in eccesso, crea una vera e propria squadra fra la sorgente dell’energia e gli elementi che compongono il sistema. Nel modo in cui racconto il counseling (o attraverso la mindfulness) il principio è identico: l’evoluzione più naturale è proprio questa messa a terra consapevole che nasce dalla scoperta, il riassunto e la rielaborazione di tutte le risposte trovate nelle fasi precedenti del percorso.
È la fase in cui la conoscenza diventa struttura e l’intuizione si trasforma in abitudine quotidiana. Non significa essere perfetti (non a caso ti ho già introdotto nel mondo degli asintoti) significa iniziare a camminare nel proprio mondo con una postura interiore nuova, traducendo la mappa in passi reali, misurabili, sostenibili, concentrati solo sugli obiettivi che sono davvero tuoi. E quando questo modo di fare si radica, quando è messo a terra nel senso più bioenergetico e psicologico del termine (un grounding vero e proprio) diventa leadership personale, o professionale a seconda di dove hai concentrato il tuo percorso, per poi trasformarsi in un modo di essere.
Alla base di tutto... la motivazione

E cosa tiene ancorata a terra questa struttura nuova, cosa le impedisce di tornare a fluttuare come teoria astratta? Alla base di tutto, letteralmente, c’è la motivazione. Qui non siamo nel mio studio, siamo dentro una raccolta di narrazioni, e gli argomenti nascono anche in modo spontaneo, senza seguire gli schemi rigidi dei protocolli di lavoro — per questo te ne parlo solo ora, a fondamenta già gettate.
Come in tutto ciò che attraversiamo insieme, anche nella motivazione esiste una dualità: un punto dentro di te e uno fuori. Quando parliamo di emozioni, di pensiero o di spiritualità, diamo voce a ciò che è intrinseco o estrinseco. La motivazione intrinseca è l’impulso interiore che ti porta a compiere un’azione per il piacere stesso di farla, guidata da curiosità, passione o benessere personale, senza bisogno di premi o consolazioni temporanee: l’azione è già la ricompensa, e se si ripete con coerenza e costanza porta a un benessere di lunga durata. Riguarda anche le cose semplici della quotidianità (leggere un saggio per pura curiosità, praticare uno sport per stare bene e non per competere).
La motivazione estrinseca, invece, è legata alla ricompensa immediata, ed è spesso altrettanto necessaria: andare a lavorare per lo stipendio, magari in un impiego trovato per necessità più che per scelta; studiare una materia che non ci appassiona solo perché serve al titolo. Non è una motivazione di serie minore: è semplicemente la parte di noi che tiene in piedi la vita di tutti i giorni, mentre l’altra, quella intrinseca, costruisce il senso. Per fortuna, anche nei percorsi più rigidi — pensa agli ultimi crediti a scelta di un piano universitario — si apre sempre un margine di scelta, ed è proprio quel margine a restituire respiro e leggerezza anche nella parte più pesante del cammino.
La funzione della motivazione in pratica
La motivazione è l’elemento che ti fa entrare più a fondo nella mia visione del benessere, in come ti aiuto a trovare le tue risposte. Come ripeto spesso, la fisica è la scienza che osserva e traduce in termini matematici gli accadimenti della vita umana e della natura: ci permette di ricreare modelli, leggere i movimenti, capire come funzioniamo. E nella parola funzionamento, se la osservi bene, c’è già tutta la funzione.
Una funzione è una relazione fra due o più elementi — un concetto che si applica benissimo alla vita, perché tutto, in fondo, avviene attraverso relazioni che si protraggono nel tempo. Riprendendo i miei vecchi appunti di analisi matematica e fisica, ho elaborato una formula della motivazione, partendo dal fatto che nel vissuto agiamo mossi da impulsi che, sommati, danno la motivazione totale:
**Mintrinseca(t) + Mestrinseca(t) > S → Azione**
dove S è la soglia: il punto oltre il quale lo slancio accumulato smette di essere pensiero e diventa gesto. La stessa soglia oltre la quale un sistema elettrico stabile lascia fluire la corrente senza disperderla.
Come ogni funzione che si rispetti, anche questa si può disegnare in un grafico. Non te lo disegno io: ti lascio un angolo di creatività, e mi piacerebbe leggere la tua versione. Scegli i colori che ami di più e raccontamela nello spazio commenti, o attraverso il modulo per la richiesta di informazioni. Non vedo l’ora di incontrarti attraverso la tua motivazione.