Trascina
Contatti

Quando il circuito si "inceppa"

Immagina un circuito elettrico perfettamente funzionante. La corrente scorre, le luci si accendono, tutto “risponde”. Poi, un giorno, qualcosa cambia. Non è un blackout totale (sarebbe più semplice da diagnosticare). È qualcosa di più sottile: un consumo anomalo di energia, un ronzio di fondo che non riesci a localizzare, interruttori che scattano senza un motivo apparente.  

Questo è esattamente ciò che molte donne vivono quando il corpo decide di riscrivere le sue istruzioni operative. Non si tratta di un guasto. Si tratta di una riconfigurazione del sistema. Come spiego nel precedente articolo. 

Il paradosso dell'energia dispersa

C’è una condizione che riconosco spesso in chi arriva al mio studio, soprattutto le donne dopo i fatidici “anta”: l’energia c’è, ma non si sa dove va.  

“Prima dormivo e mi svegliavo riposata. Ora dormo, ma al mattino mi sveglio più stanca di quando sono andata a dormire”;  

“Prima riuscivo a farmi scivolare una critica, ora mi rimane addosso per giorni, spesso piango senza motivi, anche per quelle più futili”.  

“Prima rispondevo perfettamente a chi mi chiedeva “cosa voglio?”, ora quella domanda genera un silenzio imbarazzante, so di essere adulta, di poter scegliere ma non so decidere… ho paura di come potrei essere giudicata per colpa dell’età!” 

Non è fragilità. È un circuito che sta cercando nuovi percorsi di “scarica”

Il problema non è la tempesta ormonale in sé perché quella è fisiologica, è “intelligenza biologica” in movimento.  

Il VERO problema è che nessuno ha mai insegnato a queste donne come “tenere la maglia” aperta senza disperdersi.

La seconda adolescenza che nessuno ti ha descritto

Riprendo un argomento che ho trattato nell’articolo di martedì (ti lascio il link a fine pagina se non l’hai ancora letto). La prima adolescenza l’abbiamo attraversata tutte, per lo più senza capirla, senza i mezzi di informazione e l’apertura mentale di oggi. Il corpo che cambiava, le emozioni che amplificavano ogni segnale, ogni piccolo accadimento diventava una tragedia (come succede anche adesso?!?!), un’identità che cercava la sua forma. Ci siamo adattate, anche se spesso in “modo caotico”. 

Questa seconda stagione di trasformazione funziona con la stessa logica, ma con un elemento in più: l’esperienza accumulata che, paradossalmente, può diventare un ostacolo (e mi ci metto dentro anche io…). 

Si entra, in questa fase della vita, che viene vista un po’ come una seconda libertà, un po’ come il principio del decadimento, forse anche a causa dell’offerta commerciale che sposta il focus sulle rughe, gli sbalzi ormonali, l’assenza di tonicità muscolari etc… 

Il circuito (sempre come l’ho descritto nello scorso articolo) si sovraccarica non perché arriva troppa energia, ma perché i vecchi canali non sono più adeguati a gestirla. 

Quello che funzionava a trent’anni (per esempio gestire lo stress, saper prendere decisioni, sapersi relazionare con il proprio corpo) è diventato un isolante invece che un conduttore.

Aprire la maglia: cosa significa davvero

In un circuito elettrico, “aprire la maglia” non significa mandare tutto in tilt ma creare consapevolmente un punto di interruzione per riorganizzare il flusso

Nella pratica, per le donne che accompagno nella F.A.S.E. di cambiamento, aprire la maglia assomiglia a questo: 

 Prima: alzarsi ogni mattina con la sensazione di dover dimostrare qualcosa sia al lavoro che in famiglia e soprattutto a sé stesse. È una vita che in qualche maniera ci fa pensare a quando sui banchi di scuola abbiamo scoperto il “Palcoscenico Pirandelliano” e impariamo perfettamente ad indossare le maschere! 

La conseguenza è una spossatezza che non ha nome perché non c’è una causa identificabile ma solo il senso opprimente di non bastare mai, nonostante si faccia sempre tutto

Dopo: riconoscere che quella spossatezza era il segnale di un sistema che chiedeva una “manutenzione straordinaria” e non uno sforzo maggiore. Le porto ad iniziare a distinguere tra energia spesa ed energia investita

 Prima: reazioni emotive che sembrano sproporzionate, come ad esempio irritazione improvvisa, lacrime in momenti inaspettati, una tristezza vaga e senza motivo. La sensazione di essere “strana”, di non riconoscersi. 

Dopo: comprendere che quelle reazioni erano messaggi in codice, il linguaggio del corpo che aveva smesso di essere ignorato e chiedeva urgentemente di essere ascoltato

 

 Prima: la domanda “chi sono adesso?” vissuta come minaccia. Le maschere (ma belle protettive, come quelle di un saldatore!) che vogliono a tutti i costi cadere. L’identità costruita negli anni che trema, e la tentazione di tenerla ferma a tutti i costi. Di chiudere quella situazione come la porta del famoso proverbio … 

Dopo: quella stessa domanda vissuta come il portone aperto per noi, l’inizio di qualcosa, non la fine di tutto. Siamo termodinamiche, non abbiamo un inizio preciso né una fine, perché ogni fine si fonde con l’inizio e questo movimento si chiama “Cambiamento, trasformazione, passaggio”. È naturale, sapendo come fare, sapendo da chi farsi aiutare, risulta anche semplice!

La tempesta non è il problema

La fisica lo sa bene (lo scoprirete nel prossimo articolo…): nelle trasformazioni di f.a.s.e., l’energia non sparisce. Cambia stato, riporta equilibrio. 

La tempesta ormonale, caria di segnali fisici, emotivi, relazionali, non è qualcosa da silenziare o attraversare stringendo i denti. È un “sistema” che sta compiendo un lavoro preciso

Il mio lavoro è insegnare a non disperdere quell’energia nel trambusto quotidiano, ma a concentrarla dove può diventare una trasform-azione reale. 

La maglia si apre. La corrente scorre. E ti senti più leggera, più riposata: proprio come quando togli i tacchi o le scarpe antinfortunistiche per meditare a piedi nudi o rilassarti, la sera, dopo una lunga giornata di lavoro! 

⚡ Nel prossimo articolo ti racconterò come è nata l’idea de “LA FISICA DEL BENESSERE”